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Torna la Giornata Mondiale contro l'AIDS

Tante le iniziative per sensibilizzare

Come ogni anno, il 1° dicembre torna l'appuntamento con la Giornata Mondiale contro l'AIDS, nella quale in Italia e nel resto del mondo si cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica su quella che ancora oggi è una piaga: dal 1981 ad oggi il virus ha ucciso 26 milioni di persone mentre, dei quasi 14 milioni di individui attualmente sieropositivi, meno del 25% sa di essere affetto da questa sindrome.

TORNA IL WORLD AIDS DAY - Un nastro rosso, simbolo della lotta a una delle più sottovalutate cause di morte del nuovo millennio, ma anche per segnalare tutte le iniziative e gli eventi in programma per sensibilizzare sul tema. Come ogni anno, il 1° dicembre è dedicato alla Giornata Mondiale contro l'AIDS (la World AIDS Day istituita nel 1988 e patrocinata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità), nel corso della quale verranno presentati i nuovi reportcirca il fenomeno e si cercherà di informare la popolazione circa i rischi della temibile sindrome da immunodeficienza acquisita. Se nel mondo, attualmente, sono ben 14 milioni le persone che sono sieropositive senza saperlo, per quanto riguarda l'Italia c'è un dato che preoccupa gli esperti del settore: un malato di AIDS su quattro non sa di esserlo, esponendo dunque il partner e coloro che vivono accanto al rischio di contagio.

ALCUNI OBIETTIVI DEGLI ORGANIZZATORI - L'obiettivo degli organizzatori della Giornata è dunque quello di diffondere una cultura della prevenzione (i rapporti sessuali non protetti incrementano le probabilità di contrarre la sindrome) e della diagnosi precoce che si rivela vitale in alcuni casi. Infatti, non solamente in Africa e nei Paesi del cosiddetto "Terzo Mondo", ma anche in occidente (Russia e Stati Uniti su tutti) quella dell'AIDS si sta trasformando in una vera e propria emergenza sociale, specialmente tra le classi più disagiate. Secondo Vittoria Gherardi, responsabile di "Medici Senza Frontiere Italia", la nuova frontiera per combattere l'AIDS è "l'auto-test attraverso l'analisi della saliva o di una goccia di sangue che permette in venti minuti di avere dei risultati certi e, nel caso, di sottoporsi poi ad analisi di conferma presso dei centri sanitari specializzati": tuttavia, da molti medici è auspicata anche una più capillare diffusione delle terapie antiretrovirali, che però dovrebbero essere maggiormente accessibili a tutti, assieme ad altri farmaci essenziali per chi è sieropositivo. Proprio per questo motivo, spesso le categorie più colpite sono le donne ma anche i giovanissimi e, a tal proposito, la Gherardi chiosa spiegando che è importante "consolidare il ruolo che noi operatori sanitari abbiamo, promuovendo l'educazione alla salute, adeguando i dispensari farmaceutici e decentralizzandoli per raggiungere il maggior numero possibile di persone potenzialmente a rischio".

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