Gestione associata delle funzioni per i Piccoli Comuni
Diffida e commissariamento per i comuni che non si adeguano
Nove le funzioni che i quasi 6 mila comuni italiani sotto i 5000 abitanti dovranno svolgere in forma associata. La norma, già prevista a partire dal 2010 ed entrata in vigore dal 1 gennaio 2015, infatti, pone l'obbligo di associare alcune funzioni, considerate fondamentali, con l'obbiettivo di ridurre la spesa pubblica e aumentare l'efficienza dei servizi.
Gestione del bilancio, organizzazione dei servizi pubblici, catasto, servizi sociali, pianificazione urbanistica, gestione dei rifiuti urbani, edilizia scolastica, protezione civile e polizia locale: queste le funzioni che i piccoli comuni dovranno esercitare in forma associata, pena la diffida e, in seguito, il commissariamento da parte dei prefetti.
I comuni sotto i 5000 abitanti (il limite scende a 3000 nel caso di comuni appartenenti a comunità montane) dovranno unirsi tra loro, fino a raggiungere un numero complessivo di 10 mila abitanti. La legge prevede che, ad associarsi, siano almeno 3 comuni.
Controlli severi, dunque, quelli imposti dal Ministero dell'Interno ai prefetti per chi non si adegua alla legge.
Non poche le problematiche e le difficoltà riscontrate; sono gli stessi comuni che, tramite i rappresentanti della Consulta Nazionale Piccoli Comuni e del Coordinamento Nazionale Gestioni Associate e Unioni, hanno evidenziato le enormi difficoltà attuative ed organizzative. In una riunione tenutasi a Roma il 13 gennaio scorso, si è mostrata la necessità di rivedere i termini previsti dalla normativa vigente. Inoltre, in un periodo in cui i sindaci reclamano una maggiore autonomia operativa, poiché bloccati dal patto di stabilità, l'unione delle funzioni rischia di essere un ulteriore restringimento della morsa.
Oltre ai problemi applicativi ed organizzativi sollevati dai comuni, appare rilevante il problema del controllo. La normativa, infatti, prevede una geometria variabile, secondo la quale il comune X può associarsi con il comune Y per lo svolgimento della funzione A, ma con il comune Z per lo svolgimento della funzione B, e così via, rendendo arduo, se non impossibile, il controllo da parte delle prefetture.
Un associazionismo obbligatorio, dunque, che rischia di trasformarsi in una giungla.