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266 Comuni sciolti dalla mafia in un quarto di secolo!

Sono 266 i Comuni che sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa in Italia negli ultimi 25 anni: a rivelare il dato, un rapporto presentato nel corso di un seminario sul tema della legalità, tenutosi presso l'École de France di Roma.

NUMERI ALLARMANTI - A 25 anni dall'approvazione delle Misure urgenti per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali tramite il Decreto Legge 164 del 1991 (convertito nella Legge 221), è tempo di bilanci per l'istituto introdotto contro il proliferare di infiltrazioni mafiose presso gli enti locali. E, nel corso di un convegno sulla legalità, organizzato presso l'École de France della capitale, sono stati presentati i dati relativi ai Comuni che, dall'inizio degli anni Novanta ad oggi, sono stati dichiarati "sciolti per Mafia". Il totale delle amministrazioni sciolte dal Ministero dell'Interno ammonta a 266, un dato allarmante e che, nel 2016, ha già fatto registrare tre casi; il primo in assoluto fu, proprio nel 1991, il centro di Casandrino (Napoli) mentre gli ultimi fotografano una mappa della criminalità che va da Nord a Sud, con Brescello (Reggio Emilia), Tropea (Vibo Valentia) e, infine, simbolicamente Corleone (Palermo).

L'ANALISI DEL RAPPORTO - Dalla lettura delle pagine del rapporto emerge che, dei 266 Comuni, ben 49 sono stati sciolti due volte e che alcuni (tra cui Casal di Principe, San Ferdinando in Calabria e Misilmeri) addirittura tre. A livello statistico, le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono quelle meridionali, con la Campania a guidare questa poco onorevole classifica: sono ben 97 i casi registrati, di poco superiori agli 83 della Calabria che, però, vanta il primo capoluogo di provincia ad essere sciolto, vale a dire Reggio Calabria. In anni recenti, il picco si è avuto nel 2013 con un numero di amministrazioni comunali tale da far impallidire quello dell'ultimo biennio. Infine, volendo connotare politicamente le amministrazioni sciolte, si apprende che la maggior parte, il 32,5%, erano guidate dal centro-destra: a seguire quelle di centro-sinistra (19,6%) e le liste civiche, le più virtuose (15,1%); da segnalare che il rimanente 32,8% fa riferimento ai consigli antecedenti al 1994, quindi alla cosiddetta "Prima Repubblica", e non annoverati nel conteggio.

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