A dicembre tredicesime a rischio
Coinvolti milioni di lavoratori
Dicembre è il mese in cui gli italiani spendono di più sia per le scadenze di fine anno che per i regali legati alle festività natalizie. Una serie di uscite che sono quasi completamente finanziate dall’entrata supplementare che si chiama "tredicesima". Quest’anno però sembra che la corresponsione della tredicesima sia a rischio per un gran numero di lavoratori.
Una prospettiva abbastanza inquietante e che potrebbe interessare addirittura il 20% delle "piccole" aziende italiane, che potrebbe rimandare il pagamento della tredicesima oppure non effettuarlo affatto. Da parte delle aziende la colpa viene attribuita alle tasse, definite eccessive, e che sono concentrate quasi tutte nell’ultimo mese dell’anno, ed anche alla posizione delle banche, che non sono favorevoli ad uno strumento che è stato molto usato in passato, quello del finanziamento, finalizzato proprio al pagamento delle tredicesime. La concentrazione dei pagamenti delle tasse a dicembre, insieme alla difficoltà di accantonare le somme relative da parte delle aziende fa sì che al momento del pagamento ci si trovi in difficoltà.
Una indagine su questo aspetto è stata effettuata da parte dell’Adnkronos, che ha analizzato la situazione di un campione comprendente più di mille imprese che sono distribuite su tutto il territorio della nostra nazione. Rispetto allo scorso anno si ha un progressivo miglioramento del trend, in quanto gli imprenditori che si erano dichiarati impossibilitati a pagare la tredicesima nel 2015 erano il 24%, e quest’anno sono scesi al 21%, ma il numero resta sempre importante. La diminuzione è comunque un segnale positivo anche perché segue quella che si era registrata nel 2015 rispetto al 2014, quando la percentuale si era attestata al 27%.
Un dato negativo è quello relativo alla percentuale delle imprese che già l’anno precedente si erano dichiarate in difficoltà e lo sono anche nell’anno corrente. In questo caso, raffrontando i dati del 2016 con quelli del 2015 si nota un aumento dal 35% al 51%, un segnale che la crisi colpisce ancora più duramente le imprese che faticavano a restare in piedi, e che nonostante i segnali di ripresa, seppur timida, a livello generale, vanno invece in maggiore difficoltà e non riescono ad "invertire la rotta".
L’analisi di Adnkronos conferma i motivi dichiarati dalle imprese come causa del mancato o del ritardato pagamento; al primo posto le tasse, e subito dopo la difficoltà che si trova per accedere al credito bancario. Anche in questo caso, nei raffronti con l’anno precedente i numeri sono in aumento; per le tasse si sale dal 70% del 2015 al 73% di quest’anno, mentre per il mancato accesso al credito la percentuale resta stabile al 27%.
Una prospettiva abbastanza inquietante e che potrebbe interessare addirittura il 20% delle "piccole" aziende italiane, che potrebbe rimandare il pagamento della tredicesima oppure non effettuarlo affatto. Da parte delle aziende la colpa viene attribuita alle tasse, definite eccessive, e che sono concentrate quasi tutte nell’ultimo mese dell’anno, ed anche alla posizione delle banche, che non sono favorevoli ad uno strumento che è stato molto usato in passato, quello del finanziamento, finalizzato proprio al pagamento delle tredicesime. La concentrazione dei pagamenti delle tasse a dicembre, insieme alla difficoltà di accantonare le somme relative da parte delle aziende fa sì che al momento del pagamento ci si trovi in difficoltà.
Una indagine su questo aspetto è stata effettuata da parte dell’Adnkronos, che ha analizzato la situazione di un campione comprendente più di mille imprese che sono distribuite su tutto il territorio della nostra nazione. Rispetto allo scorso anno si ha un progressivo miglioramento del trend, in quanto gli imprenditori che si erano dichiarati impossibilitati a pagare la tredicesima nel 2015 erano il 24%, e quest’anno sono scesi al 21%, ma il numero resta sempre importante. La diminuzione è comunque un segnale positivo anche perché segue quella che si era registrata nel 2015 rispetto al 2014, quando la percentuale si era attestata al 27%.
Un dato negativo è quello relativo alla percentuale delle imprese che già l’anno precedente si erano dichiarate in difficoltà e lo sono anche nell’anno corrente. In questo caso, raffrontando i dati del 2016 con quelli del 2015 si nota un aumento dal 35% al 51%, un segnale che la crisi colpisce ancora più duramente le imprese che faticavano a restare in piedi, e che nonostante i segnali di ripresa, seppur timida, a livello generale, vanno invece in maggiore difficoltà e non riescono ad "invertire la rotta".
L’analisi di Adnkronos conferma i motivi dichiarati dalle imprese come causa del mancato o del ritardato pagamento; al primo posto le tasse, e subito dopo la difficoltà che si trova per accedere al credito bancario. Anche in questo caso, nei raffronti con l’anno precedente i numeri sono in aumento; per le tasse si sale dal 70% del 2015 al 73% di quest’anno, mentre per il mancato accesso al credito la percentuale resta stabile al 27%.