Comune.info
Dati forniti dalla Protezione Civile
È quanto emerge dai dati aggiornati dalla Protezione Civile entro il 12 mese di ottobre 2016, tali dati pubblicati sul sito ufficiale del dipartimento mettendo in chiara evidenza che molti comuni non sono ancora regolati da un protocollo in base al quale agire in caso di calamità naturali come alluvioni o sisma.
I comuni conteggiati risultano essere intorno ai 1600, molti dei quali si trovano nella zona sismica più pericolosa. Si tratta per lo più di comuni facenti parte delle provincie di Messina, Reggio Calabria e quelli compresi nell'area del Belice. La parte più consistente però si trova nella regione Campania dove la percentuale arriva fino al 39%.
Anche se comunque parecchi comuni hanno provveduto alla realizzazione del piano di emergenza solo dopo il terremoto del 24 agosto,si parla infatti di circa il 3% degli attuali comuni che sono stati inseriti recentemente tra quelli a norma.
Dopo la devastazione dei paesi di Amatrice e Accumoli, la stessa Accumoli è stata inserita nella lista dei comuni aggiornati insieme ad altre località di altre sette regioni italiane. Le regioni che hanno provveduto all'integrazione del piano di emergenza sono infatti la Puglia, la Sardegna, la Basilicata, l'Abruzzo, il Lazio, la Liguria e l'Emilia Romagna. Mentre invece altre regioni fortemente a rischio sismico come Campania, Calabria e Sicilia non hanno comunicato alcun aggiornamento.
Perciò molto grave è la situazione di queste regioni che già in passato hanno subito violenti terremoti come quello del '68 nella zona del Belice, e quello dell'80 nell'Iripinia o come quello di Messina nel 1908 che colpì anche la provincia di Reggio Calabria, i quali hanno causato migliaia di morti.
Fortunatamente però nelle zone del centro Italia colpiti dall'ultima scossa tutti i comuni prevedevano un piano di emergenza e così come nella maggior parte del territorio italiano. Anche la provincia autonoma di Bolzano ha preso provvedimenti in merito regolarizzando circa il 46% dei suoi comuni.
Nonostante il piano serva a salvare vite in caso di qualunque catastrofe naturale, la legge non punisce chi non rispetta gli obblighi.
I comuni conteggiati risultano essere intorno ai 1600, molti dei quali si trovano nella zona sismica più pericolosa. Si tratta per lo più di comuni facenti parte delle provincie di Messina, Reggio Calabria e quelli compresi nell'area del Belice. La parte più consistente però si trova nella regione Campania dove la percentuale arriva fino al 39%.
Anche se comunque parecchi comuni hanno provveduto alla realizzazione del piano di emergenza solo dopo il terremoto del 24 agosto,si parla infatti di circa il 3% degli attuali comuni che sono stati inseriti recentemente tra quelli a norma.
Dopo la devastazione dei paesi di Amatrice e Accumoli, la stessa Accumoli è stata inserita nella lista dei comuni aggiornati insieme ad altre località di altre sette regioni italiane. Le regioni che hanno provveduto all'integrazione del piano di emergenza sono infatti la Puglia, la Sardegna, la Basilicata, l'Abruzzo, il Lazio, la Liguria e l'Emilia Romagna. Mentre invece altre regioni fortemente a rischio sismico come Campania, Calabria e Sicilia non hanno comunicato alcun aggiornamento.
Perciò molto grave è la situazione di queste regioni che già in passato hanno subito violenti terremoti come quello del '68 nella zona del Belice, e quello dell'80 nell'Iripinia o come quello di Messina nel 1908 che colpì anche la provincia di Reggio Calabria, i quali hanno causato migliaia di morti.
Fortunatamente però nelle zone del centro Italia colpiti dall'ultima scossa tutti i comuni prevedevano un piano di emergenza e così come nella maggior parte del territorio italiano. Anche la provincia autonoma di Bolzano ha preso provvedimenti in merito regolarizzando circa il 46% dei suoi comuni.
Nonostante il piano serva a salvare vite in caso di qualunque catastrofe naturale, la legge non punisce chi non rispetta gli obblighi.