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Crisi Natuzzi, dai comuni del Tarantino scatta la controffensiva

Scioperi tra il 5 e il 10 ottobre

Sono passati ormai tre anni senza che si sia riusciti a ideare una soluzione valida a lungo termine. Ora, a 10 giorni dalla scadenza del regime di cassa integrazione, i 330 lavoratori dello stabilimento Natuzzi di Ginosa vedono minacciato sempre più da vicino il loro posto di lavoro. Tra azienda e sigle sindacali, in particolare Usb, Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil è ormai un vero e proprio muro contro muro, e sono previste già due giornate di sciopero il 5 e il 10 ottobre.

Il conto alla rovescia è scattato, ma per ora all'orizzonte non sembrano intravedersi soluzioni già attuabili che possano mettere al sicuro i 330 impiegati della filiale ginosina di uno dei re del Made in Italy. Natuzzi, da parte sua, ha dichiarato di aver dato inizio a una fase di riorganizzazione aziendale che, nell'arco di circa 18 mesi, dovrebbe portare all'istituzione a Ginosa di una New Company e alla riconversione dello stabilimento. In quest'ultimo verrebbero internalizzate alcune delle fasi di produzione di divani e verrebbero re-inquadrati 104 dei 330 lavoratori al centro della disputa. Una misura che, come hanno risposto i vertici di Unione Sindacale di Base, Cgil, Cisl e Uil, non fornirebbe sufficienti garanzie e lascerebbe senza lavoro gli altri 204 impiegati.

Secondo le principali sigle sindacali, Natuzzi tramite questo piano arriverebbe a trarre vantaggi indebiti grazie agli incentivi del Jobs Act, e si limiterebbe a spostare il problema dai circa 100 lavoratori riassunti ad altrettanti attualmente occupati in aziende esterne fornitrici di Natuzzi. I sindacati hanno inoltre rincarato la dose, accusando l'azienda non solo di aver effettuato una delocalizzazione "selvaggia", ma di aver anche spesso usufruito di risorse pubbliche e agevolazioni di vario genere, senza che alle spalle sussistesse un piano industriale solido a tutela anche della forza lavoro pugliese.

Per questo i vertici sindacali chiedono all'azienda di tornare sui suoi passi e accettare la proposta, presentata nelle scorse settimane, di un ulteriore prolungamento della cassa integrazione almeno fino al 30 dicembre di quest'anno.

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