Nel sit-in davanti alla sede di Almaviva, molte parole critiche nei confronti della politica
La vertenza relativa al call center Almaviva si è chiusa nel peggiore dei modi per i lavoratori, con 1600 licenziamenti, e tra i dipendenti che manifestano la loro rabbia nei pressi degli uffici della società, monta anche quella contro la "politica", che viene vista come molto distante dai problemi della gente, e contro il "Jobs Act" ed il Partito Democratico. Ma tra i dipendenti che vivono il dramma del "lavoro negato", ci sono parole di contestazione anche nei confronti del "nuovo" in politica, i grillini, dei quali viene affermato "Non sanno proprio niente di noi".
Tra le persone che protestano, Ramona, una 38enne di radici popolari che dice di aver ormai completa sfiducia nella politica, di avere una grande rabbia dentro di sè e che insieme agli altri urla "Ci siamo anche noi con i nostri diritti, lavoro, welfare, famiglia!". Tra i dipendenti di Almaviva c’è anche critica nei confronti di Virginia Raggi, la sindaca della capitale che sostengono non avesse mai "filato" i dipendenti sull’orlo del licenziamento, sino all’Epifania.
La sindaca non è sola sul banco degli imputati; c’è infatti anche il governatore del Lazio, Zingaretti, che recentemente ha detto: "Non lasceremo soli questi lavoratori, cercheremo di dare loro opportunità di reinserimento", aprendo un tavolo di dibattito sulla questione. Sempre per quanto riguarda i grillini si polemizza con Di Battista, che, sostengono i dipendenti Almaviva, sia venuto davanti alla loro sede, ma senza essere a conoscenza dei punti della trattativa in essere.
Un rifiuto solido della politica, anche se naturalmente caricato dall’onda emotiva; un’altra testimonianza raccolta tra le persone che protestano è quella di Monia, una donna che dice di pensare soprattutto al figlio di 7 anni di età, ed alla possibilità di dargli un futuro sereno qui in Italia, ed aggiunge "Ho dei parenti in Canada, devo riflettere. Qui non c'è welfare, non c'è nulla". La stessa delusione che si trova anche nelle parole di Marzia Dimitri, che lavorava in Almaviva da 16 anni: "All'establishment istituzionale manca anche e soprattutto il cuore", e parla anche di scarsa "lungimiranza sindacale" riguardo al problema.
Le 1666 lettere di licenziamento di Almaviva sono partite tutte a fine 2016, il 29 dicembre, dopo il fallimento del tavolo delle trattative che era stato aperto tra l’azienda ed i sindacati. La trattativa si era svolta alla presenza del ministro Carlo Calenda ed era incentrata a capire se anche la sede di Roma poteva beneficiare degli accordi che erano stati presi nella settimana precedente per altre sedi. Da parte del viceministro, Teresa Bellanova, era arrivato anche un messaggio su Twitter nel quel si esprimeva una profonda amarezza per la conclusione negativa della trattativa, rimarcando il fatto che era necessario ascoltare prima i lavoratori direttamente interessati.
Tra le persone che protestano, Ramona, una 38enne di radici popolari che dice di aver ormai completa sfiducia nella politica, di avere una grande rabbia dentro di sè e che insieme agli altri urla "Ci siamo anche noi con i nostri diritti, lavoro, welfare, famiglia!". Tra i dipendenti di Almaviva c’è anche critica nei confronti di Virginia Raggi, la sindaca della capitale che sostengono non avesse mai "filato" i dipendenti sull’orlo del licenziamento, sino all’Epifania.
La sindaca non è sola sul banco degli imputati; c’è infatti anche il governatore del Lazio, Zingaretti, che recentemente ha detto: "Non lasceremo soli questi lavoratori, cercheremo di dare loro opportunità di reinserimento", aprendo un tavolo di dibattito sulla questione. Sempre per quanto riguarda i grillini si polemizza con Di Battista, che, sostengono i dipendenti Almaviva, sia venuto davanti alla loro sede, ma senza essere a conoscenza dei punti della trattativa in essere.
Un rifiuto solido della politica, anche se naturalmente caricato dall’onda emotiva; un’altra testimonianza raccolta tra le persone che protestano è quella di Monia, una donna che dice di pensare soprattutto al figlio di 7 anni di età, ed alla possibilità di dargli un futuro sereno qui in Italia, ed aggiunge "Ho dei parenti in Canada, devo riflettere. Qui non c'è welfare, non c'è nulla". La stessa delusione che si trova anche nelle parole di Marzia Dimitri, che lavorava in Almaviva da 16 anni: "All'establishment istituzionale manca anche e soprattutto il cuore", e parla anche di scarsa "lungimiranza sindacale" riguardo al problema.
Le 1666 lettere di licenziamento di Almaviva sono partite tutte a fine 2016, il 29 dicembre, dopo il fallimento del tavolo delle trattative che era stato aperto tra l’azienda ed i sindacati. La trattativa si era svolta alla presenza del ministro Carlo Calenda ed era incentrata a capire se anche la sede di Roma poteva beneficiare degli accordi che erano stati presi nella settimana precedente per altre sedi. Da parte del viceministro, Teresa Bellanova, era arrivato anche un messaggio su Twitter nel quel si esprimeva una profonda amarezza per la conclusione negativa della trattativa, rimarcando il fatto che era necessario ascoltare prima i lavoratori direttamente interessati.