Il numero dei Comuni solidali sale a quota 261
Abbattere le barriere fisiche e mentali
La rete dei Comuni solidali è un progetto pensato per abbattere le barriere, fisiche e mentali, che ancora oggi fanno del mondo un pianeta diviso sotto ogni punto di vista. Un modo per ridurre sensibilmente le differenze economiche e sociali che purtroppo continuano a sussistere all’interno di ogni singolo Paese e per dare una speranza a chi vive in condizioni estreme e disagiate, anche al di là dei confini nazionali. Alla rete dei Comuni della terra per il mondo, ad oggi, hanno aderito 261 amministrazioni comunali, che hanno sposato con entusiasmo l’idea nata da alcuni enti locali piemontesi.
L’associazione, da qualche giorno a questa parte, si è arricchita di ben sei nuove adesioni. Hanno detto sì al progetto della rete solidale i Comuni di Sant’Alessio in Aspromonte e Camini, in provincia di Reggio Calabria, Rodì Milici, in provincia di Messina, Nomaglio, nel Torinese, Melpignano, un centro della provincia di Lecce, ed Ostana, un piccolissimo paesino della provincia di Cuneo.
È chiaro, dunque, come fa notare Giovanni Maiolo del gruppo di coordinamento Recosol, che le finalità di questo progetto stiano raccogliendo consensi e approvazioni in ogni angolo del Bel Paese, senza eccezione alcuna. Stanno aderendo sia Comuni molto popolosi che amministrazioni che governano centri di poche anime, come ad esempio Ostana, dove vivono appena un’ottantina di persone. Perché quando c’è da dare una mano ai meno fortunati, per fortuna, in Italia non si tira mai indietro nessuno.
La maggior parte degli enti locali che hanno aderito alla rete dei comuni solidali già precedentemente aveva messo in atto un’apprezzabile politica dell’accoglienza, dando rifugio agli immigrati e consentendone la completa integrazione all’interno delle proprie comunità. E ora, tutti insieme, con un contributo minimo che varia dai 50 ai 100 euro in base al numero di abitanti per Comune, potranno fare sempre di più, dando prova di come l’Italia sia sempre in prima linea quando si tratta di tendere la mano a chi ha bisogno di credere che un futuro migliore, nonostante tutto, sia possibile.
L’associazione, da qualche giorno a questa parte, si è arricchita di ben sei nuove adesioni. Hanno detto sì al progetto della rete solidale i Comuni di Sant’Alessio in Aspromonte e Camini, in provincia di Reggio Calabria, Rodì Milici, in provincia di Messina, Nomaglio, nel Torinese, Melpignano, un centro della provincia di Lecce, ed Ostana, un piccolissimo paesino della provincia di Cuneo.
È chiaro, dunque, come fa notare Giovanni Maiolo del gruppo di coordinamento Recosol, che le finalità di questo progetto stiano raccogliendo consensi e approvazioni in ogni angolo del Bel Paese, senza eccezione alcuna. Stanno aderendo sia Comuni molto popolosi che amministrazioni che governano centri di poche anime, come ad esempio Ostana, dove vivono appena un’ottantina di persone. Perché quando c’è da dare una mano ai meno fortunati, per fortuna, in Italia non si tira mai indietro nessuno.
La maggior parte degli enti locali che hanno aderito alla rete dei comuni solidali già precedentemente aveva messo in atto un’apprezzabile politica dell’accoglienza, dando rifugio agli immigrati e consentendone la completa integrazione all’interno delle proprie comunità. E ora, tutti insieme, con un contributo minimo che varia dai 50 ai 100 euro in base al numero di abitanti per Comune, potranno fare sempre di più, dando prova di come l’Italia sia sempre in prima linea quando si tratta di tendere la mano a chi ha bisogno di credere che un futuro migliore, nonostante tutto, sia possibile.