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In esame alla Camera

Nonostante l'esecutivo guidato da Matteo Renzi sia impegnato in prima linea nella campagna a favore del "Sì" al Referendum Costituzionale, il Ministero del Lavoro pensa già alle prossime misure da varare per una riforma avviata l'anno scorso e dalla quale, almeno inizialmente, era stato escluso il popolo delle partite IVA. Presto, infatti, il "Jobs Act 2" verrà esaminato alla Camera dei Deputati dopo essere stato licenziato al Senato.

IN ARRIVO IL "JOBS ACT 2" - È stato ribattezzato "Jobs Act 2" e si propone di colmare alcune lacune contenute nel precedente intervento che il governo Renzi aveva varato più di un anno fa, riformando il diritto del lavoro. Il provvedimento licenziato di recente dal Senato, e che ora andrà in discussione alla Camera, sarà esplicitamente rivolto a coloro che lavorano in proprio: secondo alcune stime, il numero dei lavoratori autonomi è in costante crescita nonostante la difficile congiuntura economica e, solo nello scorso settembre, sono state aperte ben 39mila nuove partite IVA. Da qui la necessità individuata dall'esecutivo di introdurre alcune tutele, prima riservate solo ai lavoratori dipendenti, anche agli "autonomi", disciplinando l'ambito salariale e previdenziale.

LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA RIFORMA - Innanzitutto, nei 22 articoli contenuti nel "Jobs Act 2" si parla della creazione all'interno dei Centri per l'Impiego di uno sportello dedicato a chi ha aperto una partita IVA e che avrà il compito di fornire le informazioni e l'assistenza necessaria in materia lavorativa. Tuttavia, le vere novità riguardano il nuovo sistema di tutele contro i ritardi nei pagamenti, grazie al calcolo degli interessi maturati, e sopratutto l'estensione del congedo parentale ma solo per coloro che sono iscritti al fondo pensionistico della Gestione Separata dell'INPS. Inoltre, maggiori tutele sono riservate alle donne in gravidanza ma anche alle situazioni di infortunio e di malattia, mentre si potrà accedere all'indennità di maternità senza doversi necessariamente astenere dal lavoro. Infine, per gli "autonomi" saranno deducibili dal reddito anche le spese di formazione (sostenute per seguire corsi di aggiornamento o master) non più fino a un massimo del 50%, ma in maniera totale e con un tetto previsto di 10mila euro l'anno.

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