Milano, cinesi in rivolta per il Dalai Lama
Proteste dall'Ambasciata Cinese
Con l'occasione della visita del Dalai Lama Tenzin Gyatso presso il teatro Arcimboldi dell'università Bicocca di Milano, avvenuta il giorno giovedì 20 ottobre, il consiglio comunale della città ha provveduto alla consegna della cittadinanza onoraria. Il Dalai Lama è stato però precedentemente accolto all'aeroporto di Linate da Giuseppe Sala, sindaco di Milano e dall'abate del monastero di Dharamsala, Tromdho Rinpoche.
Il primo incontro si è svolto tra gli insegnamenti del maestro spirituale, simbolo del buddhismo tibetano, e le proteste dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese. Con queste proteste il popolo cinese ha deciso di mostrare il suo risentimento e la sua opposizione alla presenza del Dalai Lama a Milano, causata dai precedenti contrasti tra la Cina e il Tibet.
All'inizio degli anni '50 infatti il territorio tibetano era stato invaso dall'Esercito popolare Cinese, ma nove anni dopo con una serie di ripetute rivolte il Tibet è riuscito a conquistare la libertà solo di una parte del territorio diventando una Regione Autonoma, mentre altre regioni sono fanno ufficialmente parte della Cina. A tal proposito quindi i Rappresentanti delle Istituzioni Cinesi si sono fermamente opposti al conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama.
Tutto ciò è avvenuto appena fuori dal teatro dove il presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolé, ha consegnato la cittadinanza onoraria subito dopo il discorso del capo spirituale tibetano sui principi laici sui quali si basa la religione buddhista.
La protesta della comunità cinese è stata avanzata da meno di 100 persone tra cui uno scontro verbale diretto tra il Dalai Lama ed un ragazzo Cinese che vive in Italia da 30 anni, al quale è stato ribadito che il popolo Tibetano vuole soltanto avere la propria indipendenza dal punto di vista religioso e culturale. Ciò che però temono i cinesi è il simbolo che rappresenta la figura di Tenzin Gyatso, che è capace di rispondere sempre pacificamente e con il sorriso a qualsiasi forma di oppressione, rappresentando un'icona che porta alla memoria la figura di Gandhi.
Il primo incontro si è svolto tra gli insegnamenti del maestro spirituale, simbolo del buddhismo tibetano, e le proteste dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese. Con queste proteste il popolo cinese ha deciso di mostrare il suo risentimento e la sua opposizione alla presenza del Dalai Lama a Milano, causata dai precedenti contrasti tra la Cina e il Tibet.
All'inizio degli anni '50 infatti il territorio tibetano era stato invaso dall'Esercito popolare Cinese, ma nove anni dopo con una serie di ripetute rivolte il Tibet è riuscito a conquistare la libertà solo di una parte del territorio diventando una Regione Autonoma, mentre altre regioni sono fanno ufficialmente parte della Cina. A tal proposito quindi i Rappresentanti delle Istituzioni Cinesi si sono fermamente opposti al conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama.
Tutto ciò è avvenuto appena fuori dal teatro dove il presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolé, ha consegnato la cittadinanza onoraria subito dopo il discorso del capo spirituale tibetano sui principi laici sui quali si basa la religione buddhista.
La protesta della comunità cinese è stata avanzata da meno di 100 persone tra cui uno scontro verbale diretto tra il Dalai Lama ed un ragazzo Cinese che vive in Italia da 30 anni, al quale è stato ribadito che il popolo Tibetano vuole soltanto avere la propria indipendenza dal punto di vista religioso e culturale. Ciò che però temono i cinesi è il simbolo che rappresenta la figura di Tenzin Gyatso, che è capace di rispondere sempre pacificamente e con il sorriso a qualsiasi forma di oppressione, rappresentando un'icona che porta alla memoria la figura di Gandhi.