Palermo: il caso delle firme false nel M5S
Possibili espulsioni
Il problema delle "firme false" a Palermo, mette in agitazione il Movimento 5 Stelle con il leader, Beppe Grillo, che pensa anche a possibili espulsioni dal Movimento, mentre resta in bilico la candidatura del rappresentante "grillino" alle prossime elezioni comunali che si terranno nel 2017 per il capoluogo siciliano.
Il problema delle "firme false" a Palermo, mette in agitazione il Movimento 5 Stelle con il leader, Beppe Grillo, che pensa anche a possibili espulsioni dal Movimento, mentre resta in bilico la candidatura del rappresentante "grillino" alle prossime elezioni comunali che si terranno nel 2017 per il capoluogo siciliano.
Beppe Grillo ha capito che il caso palermitano sta diventando scottante, per di più in uno scenario come quello attuale, quando mancano poche settimane ad un appuntamento importante come il Referendum Costituzionale e quindi vuole mettere subito in chiaro la situazione per evitare che tutto il M5S sia coinvolto. La notizia che ha fatto entrare in azione il leader carismatico del Movimento è quella che la Procura di Palermo avrebbe iscritto 10 persone nel "registro degli indagati", e se l’ipotesi di falso che è stata ipotizzata dagli inquirenti si rivelasse veritiera, si pensa ad immediate espulsioni dei responsabili, oltre ad altre sanzioni.
L’inchiesta della magistratura è nata dopo un servizio del programma televisivo "Le Iene", nel quale si portava a conoscenza del fatto che nel 2012, erano state messe firme false nella documentazione relativa alla presentazione delle liste elettorali, in occasione della precedente tornata delle elezioni amministrative per il comune di Palermo. Dopo che gli inviati delle Iene lo avevano provato, i magistrati hanno convocato alcune delle persone le cui firme apparivano sulla documentazione; alcuni sono attivisti del M5S ed altri dei semplici cittadini, ma tutti hanno dichiarato che quelle sulle liste elettorali non erano le loro firme. Una prima inchiesta su questo fatto era stata aperta anche nel 2012, ma era stata archiviata.
Ora un gruppo di militanti del M5S, tra i quali Vincenzo Pintagro, ha riportato all’attenzione la storia, puntando il dito contro altri componenti del Movimento, tra cui deputati nazionali e regionali, come Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, oltre che il candidato sindaco del 2012, Riccardo Nuti. Dopo l’apparizione in televisione dei primi servizi che parlavano del caso, Beppe Grillo ha chiesto a tutti un "passo indietro" ma da parte dei cinque sopracitati non c’è stato ed ora la loro posizione rischia di aggravarsi.
Grillo per ora si vuole muovere con estrema cautela, ma nel caso in cui per gli indagati arrivino gli "avvisi di garanzia" da parte della Procura, scatteranno sicuramente le sospensioni dal Movimento e potrebbe anche verificarsi il "congelamento" delle primarie che il M5S deve tenere per la scelta del suo candidato alle comunali di Palermo, in modo da non creare problemi all’altra candidatura del Movimento 5 Stelle in Sicilia, che riguarda le elezioni regionali, per le quali il candidato sarà Giancarlo Cancelleri.
Beppe Grillo ha capito che il caso palermitano sta diventando scottante, per di più in uno scenario come quello attuale, quando mancano poche settimane ad un appuntamento importante come il Referendum Costituzionale e quindi vuole mettere subito in chiaro la situazione per evitare che tutto il M5S sia coinvolto. La notizia che ha fatto entrare in azione il leader carismatico del Movimento è quella che la Procura di Palermo avrebbe iscritto 10 persone nel "registro degli indagati", e se l’ipotesi di falso che è stata ipotizzata dagli inquirenti si rivelasse veritiera, si pensa ad immediate espulsioni dei responsabili, oltre ad altre sanzioni.
L’inchiesta della magistratura è nata dopo un servizio del programma televisivo "Le Iene", nel quale si portava a conoscenza del fatto che nel 2012, erano state messe firme false nella documentazione relativa alla presentazione delle liste elettorali, in occasione della precedente tornata delle elezioni amministrative per il comune di Palermo. Dopo che gli inviati delle Iene lo avevano provato, i magistrati hanno convocato alcune delle persone le cui firme apparivano sulla documentazione; alcuni sono attivisti del M5S ed altri dei semplici cittadini, ma tutti hanno dichiarato che quelle sulle liste elettorali non erano le loro firme. Una prima inchiesta su questo fatto era stata aperta anche nel 2012, ma era stata archiviata.
Ora un gruppo di militanti del M5S, tra i quali Vincenzo Pintagro, ha riportato all’attenzione la storia, puntando il dito contro altri componenti del Movimento, tra cui deputati nazionali e regionali, come Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, oltre che il candidato sindaco del 2012, Riccardo Nuti. Dopo l’apparizione in televisione dei primi servizi che parlavano del caso, Beppe Grillo ha chiesto a tutti un "passo indietro" ma da parte dei cinque sopracitati non c’è stato ed ora la loro posizione rischia di aggravarsi.
Grillo per ora si vuole muovere con estrema cautela, ma nel caso in cui per gli indagati arrivino gli "avvisi di garanzia" da parte della Procura, scatteranno sicuramente le sospensioni dal Movimento e potrebbe anche verificarsi il "congelamento" delle primarie che il M5S deve tenere per la scelta del suo candidato alle comunali di Palermo, in modo da non creare problemi all’altra candidatura del Movimento 5 Stelle in Sicilia, che riguarda le elezioni regionali, per le quali il candidato sarà Giancarlo Cancelleri.