Rave? No grazie! I piccoli comuni si battono per renderli illegali
Rave party: fenomeno distruttivo?
La protesta dei comuni contro i rave party di quest'estate italiana 2016
Non c'è estate in cui non se ne torni a parlare. I rave party finiscono costantemente nell'occhio del ciclone a causa degli infiniti disagi che creano alla popolazione e alle amministrazioni comunali che, sempre più spesso, non sanno come arginarli in modo efficace. La protesta contro i rave party di quest'estate italiana 2016, investe la provincia di Alessandria, in particolar modo il comune di Frassineto Po.
Migliaia di giovani, provenienti da ogni angolo d’Europa, si sono radunati in Lomellina - zona piemontese ubicata sulla sponda sinistra del Sesia, tra i comuni di Candia e Breme – per il grande rave party di ferragosto, grande teatro di musica ad alto volume, alcolici vari e schiamazzi, inevitabili a qualsiasi ora del giorno e della notte. Come già ampiamente previsto, le polemiche non hanno certo tardato ad arrivare.
Gli abitanti delle zone limitrofe, infatti, mal tollerano il ritmo incalzante della musica a tutto volume per più giorni consecutivi e, soprattutto, non guardano di buon occhio questa fiumana di persone che, una volta esaurito il rave, abbandonano la zona senza troppe cerimonie, lasciandola sommersa da rifiuti di ogni tipo.
L'insorgenza dei comuni
Ma ciò che genera malcontento è soprattutto la diversa disciplina dettata per regolare eventi simili ma organizzati in modo differente. Come ben spiega il consigliere provinciale Federico Riboldi, in questi casi, si utilizzano "due pesi e due misure". Infatti, se da un lato, le feste pubbliche e la movida sono disciplinate in modo piuttosto rigido, con diverse restrizioni imposte agli esercenti, dall'altro lato, non pare sussistano le stesse limitazioni per chi organizza rave ed eventi considerati quasi "illegali".
Bisognerebbe colmare questo "vuoto legislativo" in materia di eventi pubblici per assolvere una duplice finalità: consentire a tutti di divertirsi, nei limiti dell'ordine pubblico, e tutelare l'ambiente in tutti modi, soprattutto il parco del Po, minato dagli ultimi eventi. Un'organizzazione serena, coadiuvata dalle forze dell'ordine e dall'amministrazione comunale, diventerebbe una vittoria per tutti. Quindi, sì ai rave, ma nei limiti della legalità.
Migliaia di giovani, provenienti da ogni angolo d’Europa, si sono radunati in Lomellina - zona piemontese ubicata sulla sponda sinistra del Sesia, tra i comuni di Candia e Breme – per il grande rave party di ferragosto, grande teatro di musica ad alto volume, alcolici vari e schiamazzi, inevitabili a qualsiasi ora del giorno e della notte. Come già ampiamente previsto, le polemiche non hanno certo tardato ad arrivare.
Gli abitanti delle zone limitrofe, infatti, mal tollerano il ritmo incalzante della musica a tutto volume per più giorni consecutivi e, soprattutto, non guardano di buon occhio questa fiumana di persone che, una volta esaurito il rave, abbandonano la zona senza troppe cerimonie, lasciandola sommersa da rifiuti di ogni tipo.
L'insorgenza dei comuni
Ma ciò che genera malcontento è soprattutto la diversa disciplina dettata per regolare eventi simili ma organizzati in modo differente. Come ben spiega il consigliere provinciale Federico Riboldi, in questi casi, si utilizzano "due pesi e due misure". Infatti, se da un lato, le feste pubbliche e la movida sono disciplinate in modo piuttosto rigido, con diverse restrizioni imposte agli esercenti, dall'altro lato, non pare sussistano le stesse limitazioni per chi organizza rave ed eventi considerati quasi "illegali".
Bisognerebbe colmare questo "vuoto legislativo" in materia di eventi pubblici per assolvere una duplice finalità: consentire a tutti di divertirsi, nei limiti dell'ordine pubblico, e tutelare l'ambiente in tutti modi, soprattutto il parco del Po, minato dagli ultimi eventi. Un'organizzazione serena, coadiuvata dalle forze dell'ordine e dall'amministrazione comunale, diventerebbe una vittoria per tutti. Quindi, sì ai rave, ma nei limiti della legalità.