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Roma: ecco gli effetti del terremoto

Ore 7.40 di domenica 30 ottobre

Un'altra forte scossa di terremoto che c'è stata intorno alle ore 7.40 di domenica 30 ottobre ha svegliato tutti con un grande boato che si è avvertito in maniera inequivocabile anche nella capitale dove ci sono stati alcuni crolli di cornicioni.

L'epicentro questa volta ha avuto origine a Norcia, la magnutido registrata è invece di 6.5 gradi della scala Richter. Era da più di 30 anni che non si registrava un terremoto di una così forte entità, e questa scossa ha portato nella mente di chi l'ha vissuto il triste ricordo del terremoto dell'Irpinia avvenuto nel 1980.

La città di Roma non si trova in un punto molte preoccupante in quanto il rischio di calamità sismiche non è molto rilevante. Questo dato viene considerato appunto positivo perchè la capitale non sorge su faglie sismiche, ma comunque nel corso della storia non è stata indenne ai vari avvenimenti sismici registrati nelle regioni limitrofe. Ciò è dovuto al tipo di terreno che si trova a Roma, si tratta infatti di un sottosuolo di tipo alluvionale che ha la capacità diestendere ed amplificare le onde sismiche che arrivando dagli eventi che si sviluppano lungo le catene appenniniche oppure che provengono dall'area vulcanica dei Castelli.

Tutto ciò viene spiegato con l'intervento di uno dei sismologi che operano all'INGV (Istituto Nazionale di Geofica e Vulcanologia), Antonio Piersanti. Quest'ultimo fornisce spiegazioni in merito all'avvertimento di un terremoto che dipende da vari fattori, cioè sia dal sottosuolo, sia dalla distanza e sia dal tipo di costruzioni e strutture in cui ci si trova. Dal modo in cui poi si propagano le onde sismiche dipendono invece i danni causati dall'evento catastrofico. Esse però ad una distanza di 100 chilometri si diffondono in maniera lenta e possono essere percepite solo da randi strutture.

I danni riportati con l'ultima forte scossa sono appunto alcuni crolli di cornicioni e crepe sui muri dei palazzi, tanta paura tra gli abitanti e alcuni danni alla basilica di San Paolo. Secoli addietro invece con due terremoti sull'appennino abruzzese nel 1703 e nel 1806 furono registrati crolli importanti del Colosseo sia dalla parte dei terreni alluvionali e sia dai Colli Albani.

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