Il collegio elettorale conferma Trump come presidente
Anche l'ultimo ostacolo è stato superato. Trump diventa definitivamente ed ufficialmente il 45° Presidente degli Stati Uniti d'America, così come votato dal popolo americano prima e confermato dal Collegio elettorale dopo.
Nonostante alcuni dubbi legati alla cyberintrusione sull'esito positivo del collegio, Trump potrà entrare nella sua nuova dimora, ovvero la Casa Bianca e prestare giuramento il prossimo 20 gennaio.
Nessun dubbio e nessun ripensamento quindi per Donald Trump che si dice pronto per lavorare sodo per portare in alto l'opinione del popolo americano, cosi come promesso in campagna elettorale. Lui stesso sorpreso dai voti positivi perché il margine di approvazione è stato molto ampio superando di molto la soglia dei 270 previsti per la conferma dell'elezione. Ciò lo fa essere molto sicuro e soddisfatto di sé ed assolutamente pronto per pensare già al futuro prossimo.
L'ultima parola però spetterà al Congresso il quale aprirà un inchiesta a causa del voto distorto. Un gruppo di senatori guidato da Chuck Schumer, rappresentante della minoranza democratica, e John McCain, ex candidato alla presidenza, si rivolgono così al leader della maggioranza repubblicana, Mitch McConnell, il quale non ritiene l'effettivo intervento di una commissione d'inchiesta.
Un primo disaccordo si registra così tra Donald Trump da una parte e dall'altra l'intelligence e Rience Priebus, il suo capo dello staff della Casa Bianca, il quale non è disposto a cambiare la sua opinione fin quando tutti arriveranno ad un'unica decisione. Proprio per questo c'è chi spera di trovare delle prove concrete di una spinta russa che avrebbero portato Trump a vincere le elezioni.
Sia sul fronte repubblicano che su quello democratico ci sono stati però chi non ha appoggiato l'ormai presidente Trump. Per il primo, in Texas, infatti si riconosce Christopher Suprun, che è stato capace di farsi tanti nemici raccogliendo anche delle minacce di morte, mentre per il secondo a Washington quattro grandi elettori sono andati in contro alla Clinton, come Sanders e Bright a favore del Maine.
Nonostante alcuni dubbi legati alla cyberintrusione sull'esito positivo del collegio, Trump potrà entrare nella sua nuova dimora, ovvero la Casa Bianca e prestare giuramento il prossimo 20 gennaio.
Nessun dubbio e nessun ripensamento quindi per Donald Trump che si dice pronto per lavorare sodo per portare in alto l'opinione del popolo americano, cosi come promesso in campagna elettorale. Lui stesso sorpreso dai voti positivi perché il margine di approvazione è stato molto ampio superando di molto la soglia dei 270 previsti per la conferma dell'elezione. Ciò lo fa essere molto sicuro e soddisfatto di sé ed assolutamente pronto per pensare già al futuro prossimo.
L'ultima parola però spetterà al Congresso il quale aprirà un inchiesta a causa del voto distorto. Un gruppo di senatori guidato da Chuck Schumer, rappresentante della minoranza democratica, e John McCain, ex candidato alla presidenza, si rivolgono così al leader della maggioranza repubblicana, Mitch McConnell, il quale non ritiene l'effettivo intervento di una commissione d'inchiesta.
Un primo disaccordo si registra così tra Donald Trump da una parte e dall'altra l'intelligence e Rience Priebus, il suo capo dello staff della Casa Bianca, il quale non è disposto a cambiare la sua opinione fin quando tutti arriveranno ad un'unica decisione. Proprio per questo c'è chi spera di trovare delle prove concrete di una spinta russa che avrebbero portato Trump a vincere le elezioni.
Sia sul fronte repubblicano che su quello democratico ci sono stati però chi non ha appoggiato l'ormai presidente Trump. Per il primo, in Texas, infatti si riconosce Christopher Suprun, che è stato capace di farsi tanti nemici raccogliendo anche delle minacce di morte, mentre per il secondo a Washington quattro grandi elettori sono andati in contro alla Clinton, come Sanders e Bright a favore del Maine.