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Un viaggio in Albania per capire la crisi italiana dei call center

80.000 i prossimi licenziamenti

Il grosso colosso dei call center Almaviva ha annunciato che ha un esubero di posti pari a 2500 unità divisi tra le città di Napoli e Roma. Ciò ha portato quindi a diversi licenziamenti, sono molti i sindacati che hanno preso parola, come Fistel-Cisl e Uilcom, in merito dicendo che la situazione potrebbe anche peggiorare con il passare del tempo arrivando a quota 80 mila unità. 

La situazione di tale settore è in piena crisi, quindi c'è da capire da cosa proviene tale problema. Siccome i servizi di outbound ed inbound hanno visto intensificarsi le aste al ribasso, dove le varie aziende italiane hanno fatto si che i loro prezzi siano inferiori alle retribuzioni nazionali dei vari lavoratori. Con questo sistema, si è portato a chiudere le aziende in Italia per poterle aprire all'estero, ovvero in Albania, ed in alcuni casi anche in Romania, anche se con una percentuale minore. 

Il motivo per cui si sceglie tale nazione è dovuto ai bassi costi che ci sono, infatti i lavoratori dei call center in Albania, guadagnano mensilmente dai 300 ai 500 euro e parlano fluentemente la lingua italiana. 

La vertenza mossa da Almaviva ricorda quella di qualche anno fa del colosso francese dei call center Teleperfomance, in entrambe due ci sono diversi fattori che hanno portato a questa brutta situazione. Anche la società francese ha portato la sua azienda in Albania e tantissimi sono stati i lavoratori di tale luogo assunti, dove per 8 ore al giorno stanno al telefono con le persone. La loro sede italiana è Taranto dove ci lavorano un numero davvero alto di persone, ovvero circa 100 mila unità secondo i sindacati. 

Dal punto di vista politico, l'Albania ha chiesto più volte alle aziende italiane di collaborare con loro vista anche la vicinanza geografica. Il fattore principale che però porta a trasferire le aziende sta proprio nel tenore di vita economico che hanno gli albanesi visto che vengono pagati molto meno di quelli italiani. I lavoratori albanesi si dividono tra giovani e studenti che hanno con questo lavoro la loro prima esperienza professionale.

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