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Maxi multa per Marsala e altri comuni senza fogne

80 Comuni sotto accusa

L'Unione Europea è pronta a multare l'Italia per il mancato sistema a norma per quanto riguarda lo smaltimento e la depurazione delle acqua reflue. Si è potuto appurare che i comuni che non sono a norma nella nazione sono circa 80 e la provincia di Trapani è tra le maggiori indiziate. Città come Marsala, Favignana e Partanna rientrano in questo sistema non a norma, ma non sono le uniche.

La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia peserà sull'Italia, si parla di cifre intorno ai 63 milioni di euro più altri 300 mila per ogni giorno di ritardo che ci sarà sul mancato adeguamento alle norme. 

La richiesta fatta dall'UE ha portato alla luce il problema che invade la Sicilia, lo smaltimento delle acque reflue. Anche Legambiente ha potuto segnalare nel suo rapporto annuale come gli scarichi avvengono in mare da parte di alcuni comuni della costa.

Già nel 2012 Marsala ebbe una sentenza dalla Corte di Giustizia per l'illegalità commesse a riguardo ma siccome ciò non è stato rispettato, la Commissione ha chiesto un'ulteriore multa. La colpa va quindi anche allo Stato che non ha vigilato su ciò che veniva dichiarato nella sentenza e ciò quindi farà si che la multa sarà salata. 

L'UE ha chiesto per la prima volta la procedura verso la legalità delle acque nel 2004 ma i comuni siciliani non hanno agito per adeguarsi alle norme. A partire quindi dall'anno appena nominato dove i comuni riguardanti erano circa 50, si è passati poi al 2009 quando la nazione è stata condannata, fino ad arrivare a due anni fa quando i comuni siciliani hanno toccato quota 175.

A questo punto Marsala ha realizzato un progetto di circa 20 milioni di euro per sistemare l'impianto fognario ed evitare che gli scarichi finiscano in mare.

I cantieri per alcune città siciliane dovevano già avviarsi ma tutto sembra ancora in fase di stallo e ciò non farà altro che far aumentare la sanzione. 

Da ciò quindi si evince come i depuratori realizzati restano inutilizzati, sono meno di 90 quelli in funzione rispetto ai quasi 450 realizzati. Citando Trapani si può vedere come la manodopera spesa per la realizzazione di questi impianti non sia servita ad evitare il problema dei liquami che finiscono in mare.

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